Nannetti

Nannetti

Dopo quindici anni nessuno ricorda il motivo per cui Oreste Fernando Nannetti si trovi nel manicomio di Volterra. Nannetti è un uomo dimenticato che non conosce le proprie origini e per questo le inventa. Lunghi elenchi di un improbabile albero genealogico, arricchito da descrizioni di caratteri somatici e date di ricorrenze, scritti sul muro del manicomio, incisi nell'intonaco con la fibbia del gilet. Il racconto scorre veloce nell'intrecciarsi delle voci di Nannetti, del narratore che visita anni dopo i padiglioni abbandonati e di Aldo, l'infermiere che con pazienza certosina riscrive e rende leggibili i testi scolpiti sul libro di pietra o ricamati su cartoline postali. Una cronaca poetica della straziante banalità dei manicomi, dell'orrore vissuto da chi vi entrava per caso e trascorreva un'esistenza intera da recluso, in una dimensione così estranea al "fuori" da trasformare i limiti invalicabili dell'ospedale psichiatrico nei confini della propria sicurezza, da cui poter soltanto immaginare il mondo esterno. Dopo le intense terzine di "Ospiti" sui congedi dalla vita nelle case di riposo, Paolo Miorandi torna a occuparsi di un universo "recluso". E della persona che ci vive dentro.